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“Italian Art Fair”: l’arte anche per i piccoli

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“Italian Art Fair”: l’arte anche per i piccoli

“Spiegamelo come se avessi quattro anni”, ovvero l’inaugurazione di una bella mostra artistica vista attraverso gli occhi di una bambina ancora piccola. Per motivi di logistica familiare last-minute, mio marito ed io ci siamo trovati a visitare insieme a nostra figlia Viola, di quattro anni appena compiuti, la ricca mostra Italian Art Fair curata da Gina Affinito, in occasione dell’inaugurazione alla Gallery of Lights del Ductac (Mall of the Emirates). 

“Spiegamelo come se avessi quattro anni”, ovvero l’inaugurazione di una bella mostra artistica vista attraverso gli occhi di una bambina ancora piccola. Per motivi di logistica familiare last-minute, mio marito ed io ci siamo trovati a visitare insieme a nostra figlia Viola, di quattro anni appena compiuti, la ricca mostra Italian Art Fair curata da Gina Affinito, in occasione dell’inaugurazione alla Gallery of Lights del Ductac (Mall of the Emirates). Eravamo un po’ timorosi di qualche capriccio da parte della bambina, invece la luminosità dell’ambiente che favorisce l’impatto visivo delle opere, i colori nitidi e le forme definite si sono rivelati accattivanti anche per lei. Appena entrata, è stata subito colpita dal realismo poetico di Ivan Pili: si è piazzata decisa davanti a “Freedom” e, dopo un momento di silenzio osservando la ragazza sotto lo scroscio d’acqua, ha commentato: “Mamma, she is like me in the swimming pool of Bab Al Shams!”. Mio marito ed io ci siamo guardati: la visita poteva proseguire.

L’attimo di sollievo è stato subito interrotto da un’esclamazione accorata: “Mamma, what happened there! I can see the shadow but where are the plants?”. Sulla parete di destra infatti spiccavano due tele che riproducevano la sagoma elegante dell’ombra proiettata da una pianta. “Absence” il titolo di una delle due opere di Mattia Casagrande. But where are the plants: assenza, appunto.

Ho cercato quindi di attrarre la sua attenzione su una serie di stampe digitali fra cui quella intitolata “Traveller1” di Mario Rossi, che personalmente ho trovato molto affascinante, ma le composizioni a mosaico tridimensionale di specchi indubbiamente esercitano un potere di attrazione maggiore sulla mente di una bambina. Dopo aver inutilmente provato ad assumere varie pose per specchiarsi, ha rinunciato e ha ceduto chiedendo cosa fosse. Forse anche in seguito alla recente esperienza, rara qui a Dubai, di cielo nuvoloso, “Silky Cloud” di Lara Androvandi le è piaciuto davvero molto. Cominciavo già a intravedere per lei un futuro nel mondo dell’arte quando la grande tela successiva, “La Paserela” di Astolfo Funes, ha suscitato il commento: “Mamma this is you with my friend (sic) Erika and your friends Alba and Ilenia having lunch together!”. Ops.

Molta curiosità per le meduse che volano nel cielo di Maurizio Muscettola, una lunga sosta davanti alle opere più colorate, materiche, geometriche o stilizzate (particolarmente apprezzate da mio marito), poi ha visto “Fear and Possibility” di Pasquale Sorrentino. L’omino chiuso nella scatola rossa che sbircia fuori senza sapere se uscire o no per seguire le opzioni rappresentate dalle varie frecce le deve aver riecheggiato qualche discorso fatto di recente sulla sua naturale timidezza di bambina, perché è stato fonte di domande su domande e di passaggi ripetuti per tornare a guardare e parlare.

Ci siamo fermati davanti a ogni opera e onestamente mio marito ed io avremmo voluto poterci dedicare un po’ di più e con maggior dettaglio a tutto. Se riusciamo, abbiamo l’intenzione di tornare da soli durante questa settimana di apertura, impegni e tempistiche pre-vacanze-natalizie permettendo. D’altro canto, Viola ci ha davvero offerto un punto di vista fresco e divertente con le sue osservazioni. Alla domanda su quale fosse il suo quadro preferito, ha detto quelli con i cavalli, che per lei in questa fase sono tutti My Little Ponies. Le è molto piaciuto ascoltare la storia del mio eroe/antieroe preferito, Don Chisciotte, tanto quanto a me è piaciuto raccontargliela, ammirando la tela di Flora Palumbo che lo rappresentava (“so, Mamma, when George Pig – fratellino di Peppa Pig – pretends to be the Brave Knight, he is Don Shoshot?”). Ha ammirato a lungo i corvi (“Crows”di Luciano Meraviglia) chiedendosi se quello a terra avesse catturato un granchio o un’aragosta (si sa, siamo gente di Dubai). Ha ammirato il gallo in bronzo di Edy Snr ed è rimasta in silenzio davanti all’installazione “Incognito” di Shakar Galajan incentrata sul tema del njqab. Non ha fatto domande, ma quando poi più tardi, alla Food Court del Mall, ha visto una signora coperta dalla testa ai piedi con il classico velo nero, mi ha chiesto se fosse “una statua”.

Italian Art Fair prosegue fino all’11 dicembre. Qui potete trovare il catalogo delle mostra.

Elisabetta Norzi arriva a Dubai nel 2008. Nata e cresciuta a Torino, dopo una laurea in Lettere Moderne si trasferisce a Bologna per un master di specializzazione in giornalismo. Qui conosce la realtà dell'associazionismo emiliano e decide di occuparsi di tematiche sociali. Entra nella redazione dell'agenzia di stampa Redattore Sociale, collabora per il Segretariato Sociale della Rai e per il gruppo Espresso-Repubblica. Giramondo per passione, comincia a scrivere reportage come freelance con un servizio sulla Birmania durante la “rivoluzione zafferano”, ripreso dalle principali testate e televisioni italiane. Dopo diversi anni come corrispondente da Dubai (Peacereporter, Linkiesta), fonda, insieme a Giulia Violante, Dubaitaly.

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