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Lavori in corso per il post petrolio

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Lavori in corso per il post petrolio

Gli Emirati saranno pronti a celebrare, anzi a festeggiare, l’ultimo barile di petrolio esportato. Lo ha ribadito nei giorni scorsi il Governo emiratino attraverso l’agenzia di stampa nazionale Wam. E’stato infatti messo a punto un programma di investimenti – ben 300 miliardi di dirham – per 100 progetti in diversi settori tra cui l’istruzione, la salute, l’energia, i trasporti, l’aerospaziale e l’acqua. In altre parole, il Paese non si farà certo cogliere impreparato al momento dell’esaurimento dell’oro nero. 

Gli Emirati saranno pronti a celebrare, anzi a festeggiare, l’ultimo barile di petrolio esportato. Lo ha ribadito nei giorni scorsi il Governo emiratino attraverso l’agenzia di stampa nazionale Wam. E’stato infatti messo a punto un programma di investimenti – ben 300 miliardi di dirham – per 100 progetti in diversi settori tra cui l’istruzione, la salute, l’energia, i trasporti, l’aerospaziale e l’acqua. In altre parole, il Paese non si farà certo cogliere impreparato al momento dell’esaurimento dell’oro nero. Quando si prevede finirà? Negli anni le “profezie” sono state moltissime, nessuna finora avverata. Gli studi più recenti (come ad esempio quello della British Petroleum, nel suo Statistical Review of World Energy) dicono che, al ritmo degli attuali consumi mondiali, potrà durare ancora una cinquantina di anni (il 2067 sarebbe la data dell’esaurimento delle riserve mondiali).
Lasciando da parte le previsioni, gli Emirati si stanno organizzando già da anni per affrontare l’era post petrolio con iniziative che si stanno ora concretizzando in diversi fondi per la scienza, per la ricerca e per l’innovazione. La “Science, Technology and Innovation Higher Policy”, come lo Sceicco Khalifa bin Zayed Al Nahyan ha definito il nuovo corso del Paese: “gli Emirati stanno lavorando alla creazione di un solido futuro per le prossime generazioni – ha dichiarato – indipendente dalle fluttuazioni dei prezzi e dei mercati dell’energia. Il Paese sta costruendo l’era post petrolio attraverso grandi investimenti, soprattutto nello sviluppo della scienza e della tecnologia avanzata”.

Entrando più nel dettaglio, 128 miliardi saranno distribuiti nel settore dell’energia pulita e 72 miliardi nelle rinnovabili; 40 miliardi andranno al settore dell’aviazione e 20 a quello aerospaziale. Ancora, 31 miliardi verranno assegnati alla ricerca, 6 miliardi alla creazione di incubatori di innovazione e altrettanti per sviluppare la ricerca solo all’interno del mondo accademico. Entro il 2021, poi, l’obiettivo è di aumentare del 40% il numero degli operai specializzati nel Paese.

Come vediamo, l’investimento maggiore sarà dedicato all’energia pulita e, secondo la Cambridge University, la sfida riuscirà: proprio dagli Emirati sta infatti per arrivare l’energia elettrica più a buon mercato del mondo, prodotta dagli impianti di Masdar City.

Per approfondire, qui trovate i progetti sostenibili avviati negli Uae.

Elisabetta Norzi arriva a Dubai nel 2008. Nata e cresciuta a Torino, dopo una laurea in Lettere Moderne si trasferisce a Bologna per un master di specializzazione in giornalismo. Qui conosce la realtà dell'associazionismo emiliano e decide di occuparsi di tematiche sociali. Entra nella redazione dell'agenzia di stampa Redattore Sociale, collabora per il Segretariato Sociale della Rai e per il gruppo Espresso-Repubblica. Giramondo per passione, comincia a scrivere reportage come freelance con un servizio sulla Birmania durante la “rivoluzione zafferano”, ripreso dalle principali testate e televisioni italiane. Dopo diversi anni come corrispondente da Dubai (Peacereporter, Linkiesta), fonda, insieme a Giulia Violante, Dubaitaly.

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