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Dubai: the city of Apps

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Dubai: the city of Apps

Ma cosa diamine è un’App e come e perché il vostro business potrebbe trarne vantaggio? Cerchiamo di capirlo insieme, in una città, Dubai, che ne offre davvero moltissime.

Ma cosa diamine è un’App e come e perché il vostro business potrebbe trarne vantaggio? Cerchiamo di capirlo insieme, in una città, Dubai, che ne offre davvero moltissime.

Da dove vengono e quando abbiamo smesso di chiamarle “programmi”? “There’s an App for that” recitava la campagna pubblicitaria del 2009 per il lancio per l’iPhone 3G. Come ormai sappiamo tutti, App è l’abbreviazione di “applicazione”, una parola che in realtà esiste nel nostro vocabolario già dalla fine del XVIII secolo. Fino al millennio scorso è passato abbastanza inosservato come termine. Infatti, nonostante la diffidenza iniziale verso i design futuristici di telefoni e siti web della nuova era tecnologica, App è stata votata parola dell’anno nel 2010. L’App Store di Apple è stato lanciato nel 2008, seguito qualche mese dopo da Google con “Google Play”. Da allora le Mobile App hanno spopolato, rivoluzionando in tutto e per tutto il nostro modo di relazionarci con il mondo esterno: dai giochi al business, dalla comunicazione al modo di ascoltare musica o di viaggiare. Se atterrassimo nel mondo di oggi con una macchina del tempo, magari direttamente dagli anni ’90, chiameremmo queste piccole meraviglie “programmi software”. Essenzialmente, un’App è di fatto un pezzo di software (un programma self-contained, come può insegnarvi vostro cugino nerd) che esegue un numero definito di operazioni e all’occorrenza comunica con l’esterno.

Differenti tipologie di App. Se pensate che un’idea brillante e un corso online di programmazione bastino a creare una App di successo, dovrete presto ricredervi. Per cominciare occorre porsi le giuste domande: la mia impresa ha già una presenza online? C’è qualcuno che ha esperienza in programmazione nel mio team? So qualcosa di design? User-friendly è un termine noto nell’azienda? Ho a disposizione un account da sviluppatore per caricare l’App sugli store online? A quali clienti voglio rivolgermi? Di certo, oggi, per qualsiasi azienda è obbligatoria una presenza nel mondo mobile, ancora di più se volete spiccare e dare visibilità ai vostri servizi o prodotti: l’utente medio di Internet spende quasi 4,5 ore al giorno sulla rete e 2,5 ore sui social media. A questi dati aggiungete che la penetrazione su dispositivi mobili, ad oggi, è del 30%, e può arrivare in tutto il mondo (per approfondire le statistiche, potete seguire l’interessante blog We are Social). Ancora: come potete raggiungere in maniera diretta dei potenziali clienti? Il vostro consumatore tipo conosce il vostro brand? Voglio darvi una mano. Cominciamo identificando i diversi tipi di App. Ecco le tre variabili da considerare: memoria, modalità di comunicazione e compatibilità.

  • Web App: i dati e i contenuti sono memorizzati su un server remoto e vengono richiamati attraverso Internet mediante l’utilizzo dei più comuni browser di navigazione. Di solito sono programmate in HTML o JavaScript attraverso un framework e dipendono da una connessione. Applicazioni web più comuni sono i servizi social e di posta elettronica. Questo particolare tipo di applicazioni ha sancito l’inizio del concetto Web 2.0.
  • App Native: i dati vengono memorizzati “in locale” e sono progettate per un dispositivo hardware specifico (smartphone, phablet, tablet o wearable). Sono in grado di interagire con l’esterno sul web o con altre applicazioni. Le applicazioni native sono sempre più veloci rispetto alle applicazioni web, dal momento che non vi è alcun processo di traduzione. D’altra parte, sono molto costose, soprattutto se si ha intenzione di progettarle per dispositivi differenti.
  • App Ibride: combina gli elementi di entrambe le precedenti, web e native, utilizzano la cosiddetta “grafica liquida” in grado di adattarsi a formati diversi e dispositivi differenti. Può essere la scelta migliore per accedere a tutti gli ecosistemi di distribuzione (store), senza impegnare reni o parenti. Ma attenzione: una App fatta male significa cattiva pubblicità (ecco un esempio).

Un altro dato importante: più di 250 milioni di dispositivi sul mercato montano Android come sistema operativo, mentre la fetta di mercato degli iPhone conta 38 milioni di unità. Il sistema operativo di Apple, iOS 9, sarà disponibile per il 90% dei telefoni attivi contro una penetrazione del 35% di Lollipop (la versione più recente di Android). Perché è un dato importante se volete sviluppare la vostra App? La retro-compatibilità e gli aggiornamenti sono fondamentali per far girare correttamente le App su un numero maggiore di dispositivi. Questa mancanza, quindi, escluderebbe dal vostro target tutti gli utenti che non hanno o non possono aggiornare il proprio sistema. Tenetelo in considerazione.

Utilità delle App: come capire cosa vi serve. L’obiettivo di un’App è quello di rendere più semplice la vita degli utenti: deve quindi essere intuitiva. Tramite l’applicazione state vendendo un valore aggiunto al consumatore finale. Ma l’aspetto è solo la copertina, c’è infatti molto di più dentro ad un’App: può portare a un rilevante aumento delle vendite, coinvolgere nuovi clienti, fidelizzare clienti esistenti e raccogliere dati per ottimizzare la vostra strategia di marketing. Un’app può inoltre essere un grande strumento per comunicare direttamente con i clienti e per far crescere la brand awareness.

Possiamo dire che Un’App è simile a una torta: avrete bisogno di ingredienti diversi, dovrete stare attenti a mescolarli nel modo corretto e il risultato deve essere adattato al target giusto. Ricordatevi di non prendere troppo alla leggera questo investimento, che può avere come scopo quello di offrire un servizio o semplicemente guadagnare visibilità. Le App, come le idee, saranno vincenti solo se risolvono un vero problema, digitale o pratico. Può essere molto semplice (qui un esempio) o complicatissima (qui un esempio), ma non verrà scaricata se è brutta o inutile.

Dubai e le sue App. Dubai punta molto sulle tecnologie e avrete sicuramente già sentito parlare di “Smart City”. Ci sono un sacco di applicazioni veramente utili che vi aiuteranno nella vita di tutti i giorni e che possono anche darvi l’ispirazione di cui avete bisogno. Ottimo esempio sono le App del governo e della RTA di Dubai, che potete utilizzare per pagare le utenze, le multe, trovare informazioni sulle Free Zones o mettervi in contatto con le autorità. Tutto, ovviamente, tramite i vostri devices.

Ecco una lista di App pronte da scaricare:

  • Dubaitaly App – promozioni e offerte per scoprire l’Italia a Dubai
  • Smart Salik – Tutto quello che c’è da sapere se si possiede un’automobile
  • Dubizzle – Souq online per acquistare auto, appartamenti e oggetti di seconda mano
  • Makani – Per essere guidati a tutti gli indirizzi della città (anche i più difficili da trovare)
  • Wojhati – Per viaggiare a Dubai utilizzando i trasporti pubblici
  • Google Maps – Ancora il modo migliore per ottenere indicazioni stradali
  • Careem – Servizio taxi geo-localizzato, pagamento con carta di credito (alternative: Smart Taxi, Taxi Dubai, Uber)
  • Reel Cinema – Programmazione film e prenotazione biglietti a portata di tasca (vedi anche: Vox Cinema)
  • Bayt.com – Cerco/offro posti di lavoro (alternativa: Dubaitaly App)
  • Arabic by Nemo – Per iniziare ad imparare l’arabo: dalle frasi più comuni alla pronuncia
  • SkyPicker – Per cercare voli
    a bassissimo costo

Elisabetta Norzi arriva a Dubai nel 2008. Nata e cresciuta a Torino, dopo una laurea in Lettere Moderne si trasferisce a Bologna per un master di specializzazione in giornalismo. Qui conosce la realtà dell'associazionismo emiliano e decide di occuparsi di tematiche sociali. Entra nella redazione dell'agenzia di stampa Redattore Sociale, collabora per il Segretariato Sociale della Rai e per il gruppo Espresso-Repubblica. Giramondo per passione, comincia a scrivere reportage come freelance con un servizio sulla Birmania durante la “rivoluzione zafferano”, ripreso dalle principali testate e televisioni italiane. Dopo diversi anni come corrispondente da Dubai (Peacereporter, Linkiesta), fonda, insieme a Giulia Violante, Dubaitaly.

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