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L’Opera a Dubai: ce ne parla Renata Lamanda

L'Opera a Dubai: ce ne parla Renata Lamanda

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L’Opera a Dubai: ce ne parla Renata Lamanda

La musica ha un enorme potere: quello di parlare e arrivare in modo diretto, oltrepassando barriere linguistiche, pregiudizi e diversità. Ed è proprio per questo che Renata Lamanda, mezzo soprano di fama internazionale, prova sempre una grande emozione a salire sul palcoscenico, in qualsiasi parte del mondo si trovi a cantare.

La musica ha un enorme potere: quello di parlare e arrivare in modo diretto, oltrepassando barriere linguistiche, pregiudizi e diversità. Ed è proprio per questo che Renata Lamanda, mezzo soprano di fama internazionale, prova sempre una grande emozione a salire sul palcoscenico, in qualsiasi parte del mondo si trovi a cantare. Il 7 novembre, insieme al maestro Marco Boemi, al tenore Massimiliano Pisapia e al soprano Susanna Branchini, porterà in scena a Dubai “Italian Opera Gala”, al One&Only Royal Mirage Hotel.Renata Lamanda ci presenta lo spettacolo e ci spiega che cosa significa per lei la musica.

Che tipo di spettacolo portate in scena?

Lo spettacolo sarà una selezione di brani di opera, accompagnati al pianoforte dal direttore d’orchestra Marco Boemi. Saranno arie tratte principalmente dal repertorio tradizionale del melodramma italiano, tutti brani molto celebri che mi auguro possano avere un impatto forte sul pubblico. La musica parla sempre in maniera molto diretta, quindi abbiamo scelto pezzi che potessero comunicare emozioni e che potessero mostrare che cos’è il melodramma italiano.

Ha mai cantato negli Emirati?

Ho cantato per la prima volta un paio di anni fa, sempre a Dubai, in occasione di un concerto che si era tenuto al Ductat del Mall of Emirates. Avevamo proposto un programma molto simile a quello che porteremo sul palcoscenico il 7 novembre, e abbiamo avuto un bellissimo riscontro dal pubblico, inaspettato per una platea non avvezzi al teatro d’opera. Un pubblico eterogeneo, formato da persone di nazionalità diverse, e c’erano anche molti emiratini: proprio da loro abbiamo avuto un grandissimo riscontro. Questo mi ha convinta ancor più, se già non lo fossi stata prima, che attraverso l’arte si entra in contatto e si comunica con facilità, e in questo periodo storico penso sia di fondamentale importanza.

Come avvicinate il pubblico straniero all’opera lirica?

Il maestro Boemi, prima di ogni aria, spiega in inglese tutto quello che avviene, il contesto in cui è inserita all’interno dell’opera e più o meno il testo dei brani. Le arie sono sempre abbastanza brevi, 3-4 minuti, quindi si possono facilmente spiegare. Noi facciamo un concerto, quindi in forma non scenica, ma ovviamente parliamo di un’arte e di una forma musicale che non può essere distinta dalla messa in scena. Il passo successivo, e molto interessante, sarà quello di vedere che effetto fa un’opera con i costumi, con la regia, con le scenografie.

Quali sono le differenze nel cantare in Italia, ad un pubblico italiano, ed esibirsi all’estero, in particolare qui negli Emirati?

Non c’è nessuna differenza e questa è la grande forza della musica. Che si tratti di un pubblico giovane, meno giovane, straniero o italiano penso che il grande potere della musica che faccio io, quindi del teatro d’opera, ma credo che il discorso possa essere esteso universalmente, sia proprio quello di arrivare direttamente al pubblico. Non ho trovato alcuna differenza, nemmeno al concerto di Dubai dove pensavo che, naturalmente, il pubblico fosse meno abituato a questo genere di arte e quindi meno ricettivo. Invece abbiamo trovato un entusiasmo che veramente non ci aspettavamo. Questa è la conferma che bisogna passare attraverso l’arte, e nello specifico attraverso la musica, per conoscersi e per entrare in contatto con popolazioni e culture diverse, anche e soprattutto per superare barriere e pregiudizi.

Elisabetta Norzi arriva a Dubai nel 2008. Nata e cresciuta a Torino, dopo una laurea in Lettere Moderne si trasferisce a Bologna per un master di specializzazione in giornalismo. Qui conosce la realtà dell'associazionismo emiliano e decide di occuparsi di tematiche sociali. Entra nella redazione dell'agenzia di stampa Redattore Sociale, collabora per il Segretariato Sociale della Rai e per il gruppo Espresso-Repubblica. Giramondo per passione, comincia a scrivere reportage come freelance con un servizio sulla Birmania durante la “rivoluzione zafferano”, ripreso dalle principali testate e televisioni italiane. Dopo diversi anni come corrispondente da Dubai (Peacereporter, Linkiesta), fonda Dubaitaly.

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