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Volontariato: le iniziative per i workers

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Volontariato: le iniziative per i workers

Esistono diverse iniziative, soprattutto durante il Ramadan e i mesi più caldi, per dare una mano ai workers. Non si tratta di vere e proprie associazioni (che negli Emirati non è facile costituire), ma di gruppi di volontariato.

Sì, è sempre la stessa città, quella del lusso e dei grattacieli, anche se sembra di essere in un altro mondo. Ai suoi margini, in pieno deserto, c’é Sonapur: in hindi significa “la città d’oro” ed è lo sterminato quartiere che ospita le baracche degli operai edili di Dubai. Di dorato c’é solo la sabbia che ricopre tutto e si infila ovunque. Vivono anche in dieci in una stanza di tre o quattro metri quadrati: qualche materasso buttato per terra e i loro pochi oggetti, qualche vestito pulito e le foto delle mogli e dei figli. La sveglia è all’alba, o anche prima, quando enormi bus bianchi li caricano e li accompagnano nei cantieri. Schiere di tute blu, rosse o verdi, a seconda della società per la quale lavorano, si dirigono in fila verso il loro lunghissimo giorno: costruire i palazzi di Dubai. Finito il turno, spariscono di nuovo nel nulla del deserto, a Sonapur o in altri labour camps. Chi arriva a Dubai fugge da situazioni disperate. Qui arrivano i più poveri tra i poveri, dai villaggi dell’India, del Bangladesh, del Pakistan, dell’Afghanistan, del Nepal e della Cina. Per stipendi migliori ci sono l’Europa o altri Paesi, ma bisogna pagare molto per andare lá ed essere già un po’ più ricchi. Il prezzo di una vita? Dai 3mila ai 5mila euro: è così che vengono rimborsate le famiglie di chi a casa non fa più ritorno.
Diciamo la verità, per gli expat è molto facile perdere la capacità di vedere, soprattutto se si vive a Dubai da molti anni. Anche perché si finisce spesso per condurre una vita un po’ avulsa dalla realtà, fatta di ufficio, colleghi occidentali, ristoranti, spiaggia, mare, mall e locali. Esistono però diverse iniziative, soprattutto durante il Ramadan e i mesi più caldi, per dare una mano ai workers. Non si tratta di vere e proprie associazioni (che negli Emirati non è facile costituire), ma di gruppi di volontariato.

L’Associazione Italiana Dubai, per cominciare da un progetto italiano, sta collaborando, ogni settimana da quando è cominciato il mese di digiuno, alla preparazione dell’Iftar per gli operai nei labour camps di Qusais and Al Quoz. Oltre al cibo, vengono consegnate bevande ed articoli per l’igiene personale (come saponette, dentifricio, deodorante, shampoo), donati sia da sponsor che da privati cittadini. Chi desidera collaborare, può aiutare l’Associazione acquistando frutta (preferibilmente mele e banane) succhi di frutta (confezioni di cartone da 125/200 ml), acqua, biscotti in confezioni singole, prodotti per l’igiene e cappelli di cotone. E’ sufficiente mandare un’email a prenotazioni@aidubai.org, specificare i prodotti donati e verrà organizzata la raccolta.

Un’altra bella iniziativa è “Water for workers”, nata un paio di anni fa da The Sameness Project: volontari di ogni età e nazionalità sono impegnati a raccoglie bottiglie di acqua e a distribuirle in giro per la città, agli operai edili e a tutti coloro che lavorano all’aria aperta (car cleaners, giardinieri, spazzini). Oltre all’acqua, vengono consegnati asciugamani per il viso con la scritta “grazie” in sei lingue. Un gesto, semplice, per esprimere la propria solidarietà.

Anche all’interno di uno dei principali gruppi di mamme expat, Dubai Mums, è nato un sottogruppo che si occupa di raccogliere cibo, oggetti e vestiti per i lavoratori, Dubai Mums Helping Hands. In diversi quartieri della città vengono organizzate le raccolte e i prodotti vengono poi smistati e consegnati. Sulla loro pagina Facebook ci sono tutti i dettagli delle iniziative portate avanti durante l’anno.

Elisabetta Norzi arriva a Dubai nel 2008. Nata e cresciuta a Torino, dopo una laurea in Lettere Moderne si trasferisce a Bologna per un master di specializzazione in giornalismo. Qui conosce la realtà dell'associazionismo emiliano e decide di occuparsi di tematiche sociali. Entra nella redazione dell'agenzia di stampa Redattore Sociale, collabora per il Segretariato Sociale della Rai e per il gruppo Espresso-Repubblica. Giramondo per passione, comincia a scrivere reportage come freelance con un servizio sulla Birmania durante la “rivoluzione zafferano”, ripreso dalle principali testate e televisioni italiane. Dopo diversi anni come corrispondente da Dubai (Peacereporter, Linkiesta), fonda, insieme a Giulia Violante, Dubaitaly.

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