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Abu Dhabi: una visita alla Grande Moschea

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Abu Dhabi: una visita alla Grande Moschea

Il canto del muezzin, il bianco delle moschee, la luce abbagliante del sole. Il richiamo alla preghiera, qui nel deserto, è un momento particolarmente denso di spiritualità, anche per chi non è musulmano. Se vi trovate ad Abu Dhabi, poi, lo è ancora di più: non solo perché la città è più vicina alle tradizioni rispetto a Dubai, ma anche perché la voce del muezzin arriva dalla Gran Moschea di Sheikh Zayed e, da lì, raggiunge tutte le 200 moschee della città. 

Il canto del muezzin, il bianco delle moschee, la luce abbagliante del sole. Il richiamo alla preghiera, qui nel deserto, è un momento particolarmente denso di spiritualità, anche per chi non è musulmano. Se vi trovate ad Abu Dhabi, poi, lo è ancora di più: non solo perché la città è più vicina alle tradizioni rispetto a Dubai, ma anche perché la voce del muezzin arriva dalla Gran Moschea di Sheikh Zayed e, da lì, raggiunge tutte le 200 moschee della città. Per chi rimane qui durante l’estate e non l’ha ancora vista, oppure per chi è qui di passaggio o in vacanza, è assolutamente d’obbligo una visita a questa importante Moschea. Ottava al mondo per dimensioni (la più grande è quella di Al-Masjid al-Haram alla Mecca, in Arabia Saudita), ospita fino a 40.000 fedeli, ha 80 cupole, 1000 colonne, lampadari placcati d’oro a 24 carati (quello a bracci della sala centrale misura 10 metri di diametro, 15 metri di altezza e pesa oltre 9 tonnellate) e il tappeto annodato a mano più grande del mondo, tessuto in Iran da 1200 donne in due anni di minuzioso lavoro. Tutto intorno, vasche di acqua creano uno spettacolare gioco di specchi e riflessi che enfatizzano l’articolata struttura, mentre di notte il bianco e l’oro che dominano la Moschea lasciano il posto a giochi di luci che cambiano a seconda delle fasi lunari.

Al di là dei numeri e dei record, la Moschea è davvero un’opera importante e, soprattuto, un simbolo per la storia degli Emirati. La sua architettura rispecchia la visione dello Sceicco Zayed Bin Sultan, il fondatore degli Emirati Arabi (“our father” come viene chiamato qui), e i valori che ancora guidano il Paese: primi tra tutti il rispetto e la valorizzazione delle diversità, che si concretizzano in questa particolare architettura, un armonioso mix di stili differenti, elementi moderni e antichi. Una tangibile testimonianza dello stretto rapporto e dell’affascinante convivenza tra passato e futuro, che caratterizza buona parte dell’architettura di Abu Dhabi e Dubai. I materiali utilizzati per la costruzione della Moschea provengono inoltre da tutto il mondo: un sorta di tributo alle oltre 200 nazionalità che popolano oggi gli Emirati.

Un po’ di storia

I lavori di costruzione sono cominciati alla fine degli anni Novanta e si sono conclusi nel 2007. La prima pietra della Moschea venne posata dallo Sceicco Zayed in persona, mentre suo figlio, lo Sceicco Khalifa bin Zayed Al Nahyan, attuale Presidente degli Emirati Arabi e sceicco di Abu Dhabi, ha concluso l’opera. La prima cerimonia della Moschea è stata il funerale dello Sceicco Zayed, dal quale prende il nome e il cui corpo è stato sepolto proprio qui nel 2004, prima che la moschea aprisse ai fedeli.

Informazioni pratiche

E’ una delle poche moschee dei Paesi del Golfo aperta anche ai non musulmani. E’ possibile visitarla tutti i giorni, tranne il venerdì mattina quando l’ingresso è permesso solo ai fedeli. Qui trovate gli orari di apertura.

Attenzione: durante il Ramadan la Moschea è aperta tutti i giorni eccetto il venerdì, ma con orario ridotto: dalle 9 alle 14, con un ultimo ingresso alle 13.30.

Per visitare la Moschea, sia le donne che gli uomini devono avere braccia e gambe coperte. Le donne devono coprirsi anche il capo (all’ingresso vengono consegnati gli abaya).

Curiosità

  • grazie a un sofisticato sistema audio satellitare e radio, il canto del muezzin viene trasmesso a tutte le moschee di Abu Dhabi
  • la Moschea è realizzata su una collina artificiale di 9 metri
  • i marmi che rivestono le sale interne, la Qibla, il muro orientato verso la Mecca dove i fedeli si inginocchiano per pregare, e le decorazioni dei mosaici nel cortile arrivano dall’Italia
  • il momento migliore per visitare la Moschea è al tramonto, quando la luce del sole crea riflessi e giochi di luce particolari
  • ogni anno viene organizzato un concorso fotografico cha ha come soggetto la Moschea.

 

Elisabetta Norzi arriva a Dubai nel 2008. Nata e cresciuta a Torino, dopo una laurea in Lettere Moderne si trasferisce a Bologna per un master di specializzazione in giornalismo. Qui conosce la realtà dell'associazionismo emiliano e decide di occuparsi di tematiche sociali. Entra nella redazione dell'agenzia di stampa Redattore Sociale, collabora per il Segretariato Sociale della Rai e per il gruppo Espresso-Repubblica. Giramondo per passione, comincia a scrivere reportage come freelance con un servizio sulla Birmania durante la “rivoluzione zafferano”, ripreso dalle principali testate e televisioni italiane. Dopo diversi anni come corrispondente da Dubai (Peacereporter, Linkiesta), fonda, insieme a Giulia Violante, Dubaitaly.

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