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La “Gatto morto-mania” conquista anche Dubai

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La “Gatto morto-mania” conquista anche Dubai

Alba M. G. ci confessa in esclusiva che quando ha condiviso per la prima volta in assoluto la pagina Facebook di Gatto Morto con le sue amicizie, non immaginava certo di aver dato il via ineluttabile a un fenomeno a valanga, anzi a palla di pelo, che avrebbe cambiato per sempre il modo di relazionarsi della comunità delle donne italiane a Dubai.

Alba M. G. ci confessa in esclusiva che quando ha condiviso per la prima volta in assoluto la pagina Facebook di Gatto Morto con le sue amicizie, non immaginava certo di aver dato il via ineluttabile a un fenomeno a valanga, anzi a palla di pelo, che avrebbe cambiato per sempre il modo di relazionarsi della comunità delle donne italiane – e di conseguenza praticamente degli Italiani – di Dubai. La pagina Facebook è incentrata su una serie di foto di un magnifico esemplare di gatto siberiano che si sdraia tipo spiedino (spiedone) piumoso a pancia all’aria nelle situazioni più assurde…anzi, no, muore. Le didascalie di accompagnamento, in prima persona felina, assumono la forma di tormentone intelligente, esilarante, sempre sorprendente pur nella ovviamente voluta ripetitività del modulo. Lo spin-off del detective e dell’ispettore che cercano di capire chi siano mandante ed esecutore degli efferati felinicidi è diventato oramai un classico, secondo per stile, originalità e tensione emotiva solo ai racconti di E.A. Poe, apportando una sfumatura completamente innovativa al concetto di opera “splatter”, che ora non significa solo truculento, ma anche e soprattutto “splat”: “oddio mi si è spalmato il gatto”.

In Italia il fenomeno sta dilagando, ma noi qui a Dubai possiamo vantarci di essere stati fra i primi a lasciarci ossessionare dalle battute e dalle espressioni fulminanti di Gatto Morto. Oramai frasi come “sono nelle mani di un pazzo” (il pazzo è chiaramente identificabile in Stefano D’Andrea, l’umano indegnamente posseduto da Gatto Morto, perché si sa che i gatti non ci appartengono, ci possiedono), oppure  “com’è come non è” o “perché tanto odio” fanno parte del nostro intercalare quotidiano e hanno assunto una valenza espressiva poliedrica, a seconda del tono e del contesto, paragonabile solo alle infinite sfaccettature del “Aò romanesco”.

Noi qui non usiamo quasi più gli emoticon nelle chat e nelle conversazioni su Facebook, scriviamo invece “e niente… sono morto” o, ancor meglio, “e niente…”, e chi deve capire capisce. Quando si vuole chiedere di mantenere un segreto si dice “questa la sappiamo solo tu, io e Gatto Morto”, davanti a un dubbio proponiamo il test del Luminol. Una serie di foto di animali domestici non necessariamente felini nella posa del Gatto Morto hanno iniziato a invadere il mondo online di Dubai, prova evidente del successo planetario. Ci sono state addirittura incursioni nella moda, con un oramai famosissimo modello di copri spalle in vera finta pelliccia ecologica ribattezzato “Gatto Morto”. Una serata non è riuscita senza il Gatto Morto di Benedetta P.

Si narra che Cinzia D.G., che in pubblico continua a dichiararsi fan di Hello Kitty, in privato stia perfezionando una creazione dolciaria da dedicare a Gatto Morto. Tiziana P. invece, secondo i soliti bene informati, non inizia le sue giornate senza aver preso un caffè col Morto. E qui ci ricongiungiamo a un altro tassello fondamentale nella storia delle Gattamortare di Dubai: le introvabili (per tutti, ma non per noi) tazze di Gatto Morto con il logo stilizzato e la storica frase sulla merendina pesante stampata.

Enter Ilenia B. È lei, insieme ad Alba, l’altra responsabile della “Gatto Morto – mania” che ci circonda. Entrata infatti spudoratamente in contatto con Stefano D’Andrea, a chi le desiderava ha procurato e fatto avere qui a Dubai, con il supporto preziosissimo di Anna P., poi di Erika C., le prime tazze in assoluto mai prodotte della serie, successivamente messe in vendita nei canali ufficiali italiani, che stanno diventando un cult. Oltre alle tazze, sono arrivate a Dubai anche diverse copie con dedica personalizzata del libro “La vita è una pizza” scritto da Stefano D’Andrea per i tipi di Corbaccio. C’è chi ha molto apprezzato l’originalità e la solo apparente leggerezza delle pagine che invece, poi, rimangono a lungo impresse, e ha proposto la lettura nel nostro club del libro di Dubai, colonna portante della comunità. Cercatelo nelle librerie italiane ora che rientrate per le vacanze estive: è l’ideale per chi voglia ricordarsi cosa si provava ad essere bambini, o per chi ancora se lo ricorda bene. Cosa che, alla fin fine, anche Gatto Morto ci aiuta a fare.

 

Elisabetta Norzi arriva a Dubai nel 2008. Nata e cresciuta a Torino, dopo una laurea in Lettere Moderne si trasferisce a Bologna per un master di specializzazione in giornalismo. Qui conosce la realtà dell'associazionismo emiliano e decide di occuparsi di tematiche sociali. Entra nella redazione dell'agenzia di stampa Redattore Sociale, collabora per il Segretariato Sociale della Rai e per il gruppo Espresso-Repubblica. Giramondo per passione, comincia a scrivere reportage come freelance con un servizio sulla Birmania durante la “rivoluzione zafferano”, ripreso dalle principali testate e televisioni italiane. Dopo diversi anni come corrispondente da Dubai (Peacereporter, Linkiesta), fonda, insieme a Giulia Violante, Dubaitaly.

1 Comment

1 Comment

  1. Anonymous

    February 8, 2016 at 1:19 pm

    […] Le sue avventure piacciono talmente tanto che Gatto Morto è diventato anche oggetto di merchandising con tazze e calendari (persino per San Valentino). E ora, in occasione della presentazione del libro, anche un contest. Ha ovviamente un sito internet e una sua newsletter. «Il bello è che i lettori gli scrivono per chiedergli consigli e nessuno vuole uscire dalla “finzione”», racconta D’Andrea. Ha fan persino a Dubai. […]

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